giovedì 16 aprile 2015

La maledizione del tredicesimo muffin

Era arrivata a collezionarne dodici, e tutti nel giro di neanche due settimane. Benché le sembrasse impossibile, c'era arrivata. Lei, solitamente tanto inibita....
Erano state le sue amiche a tentarla, dopo essersi scambiate sguardi complici e sorrisi, chiamando quella prova 'La maledizione del tredicesimo muffin'.
- Scommettiamo che finirai per caderci anche tu? - la sfidò Silvia.
Tutto era iniziato per gioco.
- Dai. Assaggia. Lasciati tentare. Ho usato la farina di kamut, le mele e un pizzico di cannella.
Se il primo muffin lo aveva assaggiato più per dimostrare che quell'impasto tanto semplice e perfettamente lievitato altro non era se non una delizia per il palato, quando aveva sentito gli sguardi di quel circolo ristretto di amiche solleticarla fin nel profondo, un'inconsueta smania si era impadronita del suo corpo. Ma, invece di chiedersi da quale punto del suo intimo risalisse tutta quell'inconsueta acquolina, appena lontana dalla sfida di quel salotto si era buttata su Marco, l'amico di sempre, rimanendo lei stessa sorpresa.
Nulla del genere le era mai capitato. Mai incontro altrettanto focoso e soddisfacente l'aveva deliziata.
E così, il secondo muffin, un cuore di lamponi protetto da un pugno di cioccolato fondente, l'aveva spinta tra le braccia di Federico, farmacista, trentenne brizzolato e sorridente. Il terzo, pere e mandorle, a cavallo di Matteo, il suo vicino di casa. Il quarto, farina di riso e frutti di bosco, ad aspirare spermatozoi da Justin, l'istruttore di pilates, e il quinto, farina di farro e castagne, a spalancare ogni porta di servizio a Roberto, un simpatico muratore da cui si era fatta trapanare fino a crollare.
In meno di due settimane, dodici muffin le avevano regalato ben dodici straordinari incontri sessuali.

Benché un tantino confusa, doveva ammettere che quella svolta le aveva scompigliato la vita come mai si sarebbe aspettata. Una rivoluzione, da cui sentiva di uscirne pienamente soddisfatta, vitale e trasgressiva. Al punto da essere sicura fosse finalmente arrivato il momento di intreprendere un personale e straordinario processo di rimodernamento interiore.
Il passato ormai è lontano, si ripeteva, canticchiando con leggerezza quella nuova melodia. Per troppo tempo l'invidia l'aveva frustrata. Donne disinibite: un traguardo che fino a due settimane prima le era apparso luminoso e distante, più di una stella. Perché nonostante il suo aspetto non fosse così male e gli uomini la piacessero da morire, vuoi per l'educazione ricevuta, vuoi per il freno dalla sua patologica timidezza, ogni tentativo di conquista si era sempre dimostrato goffo, sterile e pietoso.
Adesso tutto sarebbe cambiato. Un respiro nuovo le avrebbe riossigenato i polmoni.
Questa è una benedizione! si disse tra sé.  Non capiva ancora bene per quale motivo Silvia, la pasticcera sfidante, l'avesse chiamata 'La maledizione del tredicesimo muffin', ma gli ultimi dodici giorni sembravano essersi susseguiti in un crescendo di sensazioni, di sicuro solo per dimostrare che dopo l'ultimo assaggio nessun uomo le avrebbe più resistito.

- Il tredicesimo? - le domandò Carlotta, che le sedeva accanto sul divano del salotto di Silvia.
- Eh, già - rispose lei.
- Whisky e crema di burro al pistacchio... - s'intromise sorridendo la padrona di casa, presentando su un lustro vassoio d'argento due piccole mammelle di pasta profumata e perfetta, appena dorate su una lieve spaccatura in superficie.
Carlotta si serví per prima. Poi toccò a lei. Masticò a modo, gustando con lentezza la metamorfosi di ogni sua cellula, lo sguardo incantato sullo smalto luccicante dei sorrisi di quel ristretto circolo di amiche. Fu durante quel momento di sospensione che arrivò lo sconquasso. Senza preavviso. Senza odore o sapore. Una sorta di pugno in pieno addome. Al punto che quando si ritrovò a infilare con golosità e ardore una mano tra le cosce di Carlotta, capì di essere rimasta vittima della maledizione saffica del tredicesimo muffin.

Buona giornata a tutti.

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