venerdì 2 gennaio 2015

Bambolina

Erano in due, ho iniziato a raccontare, è stato un attimo. Al che lui mi chiede se li ho visti in faccia, e io a ripetere di no, che dall'odore potevano essere due bancari come due postini, due mafiosi come due perfetti padri di famiglia.
Mi sono ritrovata contro il muro, dico io, il palmo di una mano sulla nuca, la zip di un pantalone a spingere contro l'osso sacro della mia minigonna; se non fosse stato così buio....
Lui alza il dito medio contro il lampione e ghigna.
Tanto è solo il mio culo! gli urlo in faccia. Tanto è solo la tua fottuta AIDS! ribatte lui.
Poi tira fuori i soliti biglietti da 100. Li sventola davanti al buco della mia vita e mi soffia addosso: - Al prossimo contagio, mia bella bambolina.

Buon week end a tutti.

giovedì 18 dicembre 2014

Fortune

La diramazione di vene e arterie blu che vedo sotto lo svincolo della caviglia, non porta più da nessuna parte.
C'è ancora questo piede, sostenuto da una scarpa per fisioterapia, morbida, adattabile, con suola antiscivolo, ma di passi e di impronte non se ne prevede il Natale.
D'altronde, questa sedia a rotelle arenata su un'isola di 6 piastrelle 30×30, la voce in lontananza di un tg, la finestra affacciata su un parco di palazzi distanti, l'odore di urina e purè, il vassoio con ruote, la tovaglietta che sostiene avanzi di semolino e carne frullata, il bavaglino, il pannolone, la vicina di letto che chiede senza intervalli, ruttando ad alta voce le piaghe da decubito dei suoi novant'anni: - È permesso? - come stesse aspettando sulla soglia del Paradiso di poter fare il suo ingresso direttamente nel bulbo di luci delle feste, non è forse una benedizione dispensata dalla fortuna di essere ancora in vita?

Buona vecchiaia a tutti.

sabato 13 dicembre 2014

Incontrandoti

La guarda. Si gira continuamente a guardarla. Seduto a tavola con altre sette persone, il suo posto le è quasi di fronte.
Spaghetti al pesto, tortino di verdure e patate al forno, pansotti al sugo di noci... piatti cerchiati di bianco e bicchieri mezzi pieni; tovaglioli ancora piegati e posate appena inforcate.
Scappano due risatine dalle labbra di qualcuno. Occhi da fagiano per l'adolescente che le siede accanto.
Lei beve. Flirta. Si agita. Si aggrappa a una bottiglia di Pepsi gigante.
E lui che la guarda e le offre la sua costellazione di brufoli, rossi e distanti da questo cielo di jeans e capelli incolti.
Solo per te, mio misterioso cespuglio di linfa e spine.
Solo per te, mia odorosa siepe con foglioline di occhi blu.

Buon week end a tutti.

sabato 29 novembre 2014

Radio

C'è uno specchio che riflette l'esterno. Sono chiusa in questo paese di mercanzie. Vedo passare cappotti e ombrelli. Mi dico, fa strano, quando l'odore che sgattaiola dal mio antro è di bosco: muschio e legna umida, foglie e pelo selvatico. Vorrei correre via, lasciare impronte senza scarpe, offrire al mio stomaco domestico bacche da cespugli rossi e foglie di un azzurro pallido deglutite durante un susseguirsi di vertiginose attenzioni al cielo. Penso ad archivolti di fronde, a frastagliati scalini di roccia, a entrate e uscite, teatro di sorprese con prati così ondulati da sembrare in movimento, verdi di speranza, tanto intensa da penetrare ogni morbido corpo di terra. Poi mi dico che in pieno tumulto, in viaggio, tra saltelli e un respirare a pieni polmoni, ci sono già.
Grazie alla musica.
Che evapora da questa radio nascosta sotto a una cassa vuota di scontrini.
È una catenella di voci e strumenti, battiti e note, il braccialetto magico di questo sabato pomeriggio.
E allora, incatenami! mi dico, questa volta sorridendo di soddisfazione all'immobile schermo del pc.
Ricomincio a seguire la musica. La sua magia mi trascina lungo la chiocciola del mio orecchio. Scappo. Da qui. Come per incanto. Una piccola Alice ingioiellata. E sono di nuovo a correre in un bosco.

Buon week end a tutti.

mercoledì 26 novembre 2014

Mattatoio

Un capannone, affollato di bovini prossimi al macello. Una mucca, ruminante e ben pasciuta. Una mangiatoia, colma, per l'ingrasso. Una ragnatela di canali, foce di un fiume alimentare. Un silos. Un deposito. Una riserva di barili. Un magazzino di scarico. Un tir. Un'autostrada. Un magazzino di carico. Un deposito di barili. Una stanza di riempimento e raccolta. Una vasca. Uno scivolo. Una coclea, turbina a vite di lame taglienti. Un imbuto. Uno scivolo di metallo. Una sedia d'acciaio, lucida di disinfettante. Una stanza bianca, di neon e pareti di piastrelle. Una porta insonorizzata. Un corridoio senza bocche di fuga. Una camera. Una sedia a rotelle, con tentacoli di cinghie. Un letto. Una vecchia. 
Arriva l'infermiera: - Buongiorno, signora Maria. Allora, stamattina come andiamo? È pronta? Si ricorda ancora che oggi la trasferiamo?

Buona giornata a tutti.

martedì 4 novembre 2014

Lana

Dipano un'altra matassa di lana.
Questa volta è grigia.
Sono in dubbio se lavorarla a un solo filo, con i ferri del numero 3,5, o metterla doppia.
In ogni caso, rifletto sul maglione che sarà.
Come ogni altra matassa di pensiero grigio, mi piace sostenere il filo che mi passa tra le dita, pensare al suo grado di morbidezza e ruvidezza a seconda della percentuale di acrilico che solletica o punge le falangi.
Penso al gomitolo.
A come, una volta iniziato il lavoro, a mano a mano che il maglione procede, la sua rotonda compattezza si rilassi in un centro minuto che fa parte di una fine che a sua volta è stata un inizio.
Sempre a tricottare, me ne sto!
Seduta su un divano.
Impegnata, divertita e preoccupata a cambiare forma a una stessa sostanza.
Tutte le sere. 
Una vita che poggia contro un cuscino di sbagli, punti e progetti.
Insomma, un groviglio di lana.
Che dipano senza soste come ogni matassa che scelgo.  

Buona serata a tutti.

venerdì 31 ottobre 2014

Distributore di ricordi

Entro nella sala d'aspetto. Annuso l'aria torrefatta. Recupero tre monete da 20 centesimi da far inghiottire al sorriso verticale di un distributore automatico di caffè.
'Scegliere la bevanda' è la scritta che passa e che fisso. Pigio il pulsante del decaffeinato macchiato. Mi metto in ascolto: scende un bicchiere di plastica, una dose di zucchero, in un serbatoio che non vedo immagino unirsi acqua e latte in polvere, quel tanto da schiumare cadendo; ascolto un fiotto di moka non troppo eccitato lasciarsi andare in un matrimonio di aromi e quando le budella nel blocco di metallo smettono di gorgogliare, un bip mi dà il permesso di prelevare la bevanda.
Alzo un sipario di plastica e stringo tra due dita il collo tiepido del bicchiere, pronta a slacciare bottoni e dischiudere calici di ogni papilla. Poi, come le antenne delle narici si sintonizzano sul futuro del piacere, mi accorgo di una mancanza: la paletta che permette di amalgamare con semplicità amaro e dolcezza. Mi dico, pazienza, scuoterò appena il bicchiere. Ma la prima sorsata, inaspettatamente bruciante e così poco amabile da irritare la base della lingua, mi catapulta d'istinto al gusto di un doposcuola. A una miscela ormai distante, eppure mai del tutto dimenticata. A un campo velenoso. A urla. Risate. Eccessi di un'età senza pudori.
- Lalla ha il naso di una strega! In quale tasca hai nascosto il porro?
Un naso che comunica con la gola, in un  recondito palato molle di confine. Odori e sapori di compagne che bruciano, scendono, schiumano e sfrigolano nel veleno di un amaro.
Scuoto il bicchiere di plastica che continuo a stringere tra le dita. Trangugio  un ultimo sorso poco gentile e poi, eccola, deglutisco e compare; sulla punta della lingua, come una parola che non vuole farsi catturare.
Dolcezza.
È sul finire del caffè che trovo questa compagna di zucchero inaspettata e squisita, lontana dalla maestra di una paletta che aiuta a miscelare.
Sorrido.
Lascio cadere nel cestino il bicchiere di plastica ormai vuoto.
Adesso posso anche uscire da questa   sala d'aspetto.

Buon week end a tutti.