martedì 4 novembre 2014

Lana

Dipano un'altra matassa di lana.
Questa volta è grigia.
Sono in dubbio se lavorarla a un solo filo, con i ferri del numero 3,5, o metterla doppia.
In ogni caso, rifletto sul maglione che sarà.
Come ogni altra matassa di pensiero grigio, mi piace sostenere il filo che mi passa tra le dita, pensare al suo grado di morbidezza e ruvidezza a seconda della percentuale di acrilico che solletica o punge le falangi.
Penso al gomitolo.
A come, una volta iniziato il lavoro, a mano a mano che il maglione procede, la sua rotonda compattezza si rilassi in un centro minuto che fa parte di una fine che a sua volta è stata un inizio.
Sempre a tricottare, me ne sto!
Seduta su un divano.
Impegnata, divertita e preoccupata a cambiare forma a una stessa sostanza.
Tutte le sere. 
Una vita che poggia contro un cuscino di sbagli, punti e progetti.
Insomma, un groviglio di lana.
Che dipano senza soste come ogni matassa che scelgo.  

Buona serata a tutti.

venerdì 31 ottobre 2014

Distributore di ricordi

Entro nella sala d'aspetto. Annuso l'aria torrefatta. Recupero tre monete da 20 centesimi da far inghiottire al sorriso verticale di un distributore automatico di caffè.
'Scegliere la bevanda' è la scritta che passa e che fisso. Pigio il pulsante del decaffeinato macchiato. Mi metto in ascolto: scende un bicchiere di plastica, una dose di zucchero, in un serbatoio che non vedo immagino unirsi acqua e latte in polvere, quel tanto da schiumare cadendo; ascolto un fiotto di moka non troppo eccitato lasciarsi andare in un matrimonio di aromi e quando le budella nel blocco di metallo smettono di gorgogliare, un bip mi dà il permesso di prelevare la bevanda.
Alzo un sipario di plastica e stringo tra due dita il collo tiepido del bicchiere, pronta a slacciare bottoni e dischiudere calici di ogni papilla. Poi, come le antenne delle narici si sintonizzano sul futuro del piacere, mi accorgo di una mancanza: la paletta che permette di amalgamare con semplicità amaro e dolcezza. Mi dico, pazienza, scuoterò appena il bicchiere. Ma la prima sorsata, inaspettatamente bruciante e così poco amabile da irritare la base della lingua, mi catapulta d'istinto al gusto di un doposcuola. A una miscela ormai distante, eppure mai del tutto dimenticata. A un campo velenoso. A urla. Risate. Eccessi di un'età senza pudori.
- Lalla ha il naso di una strega! In quale tasca hai nascosto il porro?
Un naso che comunica con la gola, in un  recondito palato molle di confine. Odori e sapori di compagne che bruciano, scendono, schiumano e sfrigolano nel veleno di un amaro.
Scuoto il bicchiere di plastica che continuo a stringere tra le dita. Trangugio  un ultimo sorso poco gentile e poi, eccola, deglutisco e compare; sulla punta della lingua, come una parola che non vuole farsi catturare.
Dolcezza.
È sul finire del caffè che trovo questa compagna di zucchero inaspettata e squisita, lontana dalla maestra di una paletta che aiuta a miscelare.
Sorrido.
Lascio cadere nel cestino il bicchiere di plastica ormai vuoto.
Adesso posso anche uscire da questa   sala d'aspetto.

Buon week end a tutti.

giovedì 9 ottobre 2014

Scambisti

È notte fonda nel parcheggio vicino all'autostrada. Odori di benzina e umidità fusi nell'arancione che piove dal becco dei lampioni. Poche macchine in circolazione. Rumori neri e intermittenti a cavallo del bianco della tratteggiatura. Luci in lontananza che sfrecciano. Case con occhi senza luci che dormono oltre i sanpietrini della rotatoria.
Arrivano quattro fari. Due mondi di lamiera. Spine colorate che si parcheggiano occupando diagonali diverse della stessa lisca. Attraverso la dogana dei vetri, quattro figure indistinte. Ombre che cominciano a muoversi sgusciando sotto la superficie aranciata dei parabrezza. Fino a che una prima portiera si apre, poi la seconda. Un mocassino atterra su una macchia d'olio,  una scarpa con il tacco buca una foglia.
- Buonasera - espira una voce maschile.
- Buonasera - inspira una voce femminile. Due figure adesso arancioni sono in piedi al centro del parcheggio. Si fronteggiano.
- Suo marito, non scende? - espira la voce maschile.
- Non serve - inspira la voce femminile.
Le altre due metà di coppia sono in attesa nel preformato dell'abitacolo. 
- Ha portato il contratto? - espira la voce femminile.
- Sì, certo - inspira la voce maschile.
L'accelerazione di un autoarticolato sibila in quel momento oltre la siepe appena più in alto delle loro teste.
- I punti principali sono stati definiti - inspira la voce maschile.
- Quindi, possiamo procedere con lo scambio? - espira la voce femminile.
Il mocassino si avvicina di un passo alla scarpa col tacco.
- Appena è pronta - inspira la voce maschile.
- Ma nello scambio, sicuro che siano compresi proprio tutti i problemi? Vede, io vorrei scambiare anche le liti a causa delle bollette scadute e le discussioni a base di pranzo domenicale con la suocera. Insomma, ha capito... - espira la voce femminile.
Una penna esce dal taschino.
- Tutti compresi. Uno scambio di problemi di famiglia al completo: noi vi cederemo i nostri e voi ci cederete i vostri; per un mese, non un giorno di più, non un giorno di meno - inspira la voce maschile.
- Perfetto - espira la voce femminile.
Un buffo di vento piroetta poco distante, plana sull'asfalto, s'infila in un'aiuola e sbandiera un paio di pagine di un giornaletto porno.

Buon week end a tutti

martedì 16 settembre 2014

Tavolo verde

Seduta qui, su questo divano così comodo. Una presenza tiepida al mio fianco. Odore di pomodoro cotto che circola per casa. L'abat-jour sul tavolino vicino alla libreria, emana una luce giallo arancio su una parete altrimenti bianca. La tv, chiacchiera sotto mansueti spettatori di ceramica. Oltre le righe e i fiori delle tende, il buio della sera.
Quattro pareti di sala.
Quattro piccole candele accese.
Quattro libri che spuntano appena oltre lo schienale di una poltrona.
Quattro baci durante un intervallo.
Quattro rintocchi sulla porta di casa.
- Eccolo! - mi dico tra me - Non si può mai vincere una serata in santa pace!
Quattro sospiri.
Quattro pensieri.
Quattro svogliati passi a trascinarmi verso un tavolo verde di problemi.
Per il solito poker.
Da rigiocare con quel maledetto baro della realtà.

Buon week end a tutti.

mercoledì 27 agosto 2014

Apparenze

- Eccolo, a frugare un'altra volta, puntuale come la sua fame.

Passando sul marciapiede di fronte al parcheggio, avevo intravisto diverse volte il carapace di un berrettino scuro muoversi tra le coste di bidoni verdi, gialli, bianchi e marroni di un'isola ecologica.
Non mi ero chiesto il volto di chi si nascondesse sotto a quel guscio o quale bocca aperta ci stesse affogando. Passavo e basta. Buttavo appena un'occhiata. Di sfuggita. Esisteva un capogiro di bidoni: virgola. Un arcipelago di colori entro il quale un certo contenitore aspettava un determinato rifiuto: punto.
Fino lì, non portavo mai nessuna lattina che avesse partorito pelati o tonno, nessuna culla di plastica dello stracchino, nessun cannocchiale di cartone dello Scottex. Ciò che univo in matrimonio nel sacchetto della spesa, una volta consumata una luna di porcellana nel piatto, dividevo a un isolato da casa. 
Perciò, passando vicino a quella giungla di odori mi limitavo a sbirciare, il tempo necessario a calpestare una ventina di piastrelle del marciapiede.
Quella calotta scura e il suo aggirarsi con circospezione e lentezza, erano un vedere periferico; quell'impennarsi appena, come a prendere respiro, uno spettacolo che si inabissava al di sotto della superficie plastica di un coperchio tenuto alzato dall'ombra di una mano nera.

Non so dire perché quel giorno mi fermai a spiare un barbone anonimo, tappezzeria floreale di buchi, strappi e macchie.
Forse mi incuriosì il netturbino che se ne stava piantato come il palo di sostegno di un libero accesso ad almeno una cinquina di metri di distanza. Leggiadro come una pentola di ragù, l'operatore ecologico, occhi estroflessi e candeggiati di intenzione verso un uomo da ripulire, se ne stava appoggiato a una scopa verde, stritolando con il grasso delle falangi il manico; bofonchiando come non se ne potesse più di quello scandaloso frugare tra i rifiuti. Di quella assurda puntualità. Di quel fare ostinato e quotidiano che lo offendeva, sminuendo il suo lavoro; uno come lui che di immondizia se ne capiva da almeno dieci anni, bidone più, bidone meno.
Tutto quel rovistare, per placare una fame senza stomaco? Tempo sprecato!
Ma che si guardasse...
Cosa si era messo in testa?
Tanto, c'avrebbero pensato lui e la mandibola di un compattatore a ridimensionare ogni intenzione.
Di quelli ingiacchettati.
Di quelli innovativi.
Di quelli che, non si butta mai via niente, per carità!
Piani biennali e proposte di riutilizzo, stanziamenti di capitali per riciclare non si capiva cosa.
Ma si era guardato, quel lurido barbone?
Ma cosa si credeva di fare?
Tanto, non avrebbe mai potuto cambiare proprio un bel niente.

Mi avvicinai all'isola ecologica e vidi il barbone recuperare dal bidone dell'indifferenziata un sacco nero.
Aprirlo.
Infilarci la manica di una maglia che ricordava un giaciglio giallo di urina.
Estrarre parte del contenuto.
Adagiare a terra, con cura e delicatezza, un'insalata di rifiuti.
Infine, dividere secondo natura: umido, alluminio, plastica, vetro, carta...   ridestinando ogni materia al contenitore più appropriato. 

Buon week end a tutti

lunedì 11 agosto 2014

Previsioni per l'Acquario

Agosto è una giungla di zanzare?
Lascia che questi insetti ti si posino addosso, Acquario. Immobilizzati e aspetta. Lasciati pungere.
Sono urticanti e un tantino dolorose, queste punture, ma in questo momento non puoi fare altrimenti.
Se può farti star meglio, colpisci. Uccidi, se vuoi.
Sappi solo che settembre non è poi così lontano e a quel punto, prurito e zanzare, migreranno distanti.

Buon oroscopo a tutti.

martedì 5 agosto 2014

Gelatina

Era uscita esattamente da lì.
Scivolata con dolcezza senza strappi o dolore.
Ricordava un embrione: trasparente, ancora da formare.
Sottili linee azzurre si aprivano sulla calotta come nervature di un delicatissimo fiore.
Sembrava senza odore, adagiata sul bianco di un ceramico e anonimo piatto doccia.
Pur senza muoversi, il suo mantello di gelatina spandeva riverberi di misteri bagnati.
Filamenti sottili, quei suoi tentacoli inermi, raggruppati in un molle mucchietto colloso.
Al punto che guardando l'albume chiuso della sua dimensione, c'era da domandarsi per quale ragione, lei, una così lattea e fragile medusa, fosse uscita esattamente da lì, canale di scolo di una sudicia vagina.

Buona settimana a tutti