lunedì 23 dicembre 2013

Favola di Natale

- Io devo raccontarti una storia - disse la vecchia.
- Quell'anno si era sotto Natale. Il tempo ancora buono. Aspettavamo una mareggiata che portasse almeno qualche conchiglia dal mare. Perché la stagione dell'aridità umana ci circondava, impantanandoci sempre di più in una bassa marea di fango, sassi e pezzi di vetro. Capitò di sabato, almeno questo lo ricordo. La trovai nella posta. Poche righe sotto alla risposta di una mia domanda. Ecco, non so neppure dirti le parole esatte che avevo scritto, o le virgole che usò lui nel rispondermi. Eppure, la sentii. Senza aver fatto nulla per meritarla. Tanto che rilessi tutti quegli spazi bianchi (era lì in mezzo che l'avevo intravista danzare, come una minuscola e discreta ballerina di note), almeno un centinaio di volte, finendo per rincorrerla come il melodioso ritornello di una vecchia canzone. Quello, fu il mio regalo di Natale. Quella, fu la conchiglia che non ha bisogno di roboanti mareggiate per arrivare. La gentilezza, fu il fiocco rosso che impacchettò la danza di tutti quei bioccoli bianchi. Nonostante non ci fossero carrozze. Né abeti. Né cavalli dorati. Né elicotteri. Né crociere. Né affollamenti di scollature e gioielli. Solo spazi bianchi. Cosi semplici e ricchi  da possedere uno straordinario suono. 

Buon Natale a tutti

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