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venerdì 10 gennaio 2014

Da non leggere (siete avvisati)

- La nudità è l'argomento dell'anno - disse la vecchia, aprendo la porta di casa in camicetta e gambe nude.
- Spogliare dal superfluo un corpo è ciò che merita questa ridondante umanità, quando superfluo diventa il valore della vita. 
L'uomo fece due passi verso l'interno di quella che avrebbe potuto benissimo assomigliare a una tomba. Annusò l'aria, intercettando l'odore di una sciabolata di cenere bianca. Guardò la lampada da terra, appoggoggiata al bracciolo di una poltrona come lo scheletro di un giovane magro, ubriaco, con i capelli rosicchiati. Poi si domandò se quell'incontro lo avrebbe finalmente liberato: dai pistacchi, sgranocchiati aspettando di esaurire ogni sequenza esagitata di aspettative e respiri; dai pruriti, collezionati nel tentativo di grattare via le cellule morte di una pelle contaminata da oppressive e inutili tentazioni terrene; dai rigurgiti, vomitati senza conati come un fiotto di sangue sospinto da un montacarichi di azioni senza rimorsi.
Intanto la vecchia aveva richiuso la porta, schioccato la dentiera come un frustino, dondolato per la sala attraversando un oscuro mare di piastrelle opache. E si era infilata oltre un'apertura, puntando un grattacielo di stoviglie al centro di uno sgangherato scolapiatti arrugginito.
- Lama o bastone? - gli aveva chiesto.
- Decida lei - le aveva risposto.
La vecchia si era girata a fissarlo.
- Allora si sieda. Cominciamo.
L'uomo aveva sospirato: - Mi farà male?
Ma il pagliaio di rughe intorno alle labbra rinsecchite della morte si era inciendiato di un decrepito ghigno. Senza rispondere. Mentre il polso della sua missione si imperniava in una frattura, alla base di uno splendido cranio.

Buon week end a tutti

lunedì 23 dicembre 2013

Favola di Natale

- Io devo raccontarti una storia - disse la vecchia.
- Quell'anno si era sotto Natale. Il tempo ancora buono. Aspettavamo una mareggiata che portasse almeno qualche conchiglia dal mare. Perché la stagione dell'aridità umana ci circondava, impantanandoci sempre di più in una bassa marea di fango, sassi e pezzi di vetro. Capitò di sabato, almeno questo lo ricordo. La trovai nella posta. Poche righe sotto alla risposta di una mia domanda. Ecco, non so neppure dirti le parole esatte che avevo scritto, o le virgole che usò lui nel rispondermi. Eppure, la sentii. Senza aver fatto nulla per meritarla. Tanto che rilessi tutti quegli spazi bianchi (era lì in mezzo che l'avevo intravista danzare, come una minuscola e discreta ballerina di note), almeno un centinaio di volte, finendo per rincorrerla come il melodioso ritornello di una vecchia canzone. Quello, fu il mio regalo di Natale. Quella, fu la conchiglia che non ha bisogno di roboanti mareggiate per arrivare. La gentilezza, fu il fiocco rosso che impacchettò la danza di tutti quei bioccoli bianchi. Nonostante non ci fossero carrozze. Né abeti. Né cavalli dorati. Né elicotteri. Né crociere. Né affollamenti di scollature e gioielli. Solo spazi bianchi. Cosi semplici e ricchi  da possedere uno straordinario suono. 

Buon Natale a tutti