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mercoledì 23 aprile 2014

Poesia 1

Scriverò, mentre ti aspetto.
Rileggerò dentro di me gli ingredienti di questa tua ricetta che mi rosola come una cipolla, un peperone e uno zucchino, nel tango di una ratatouille di corteggiamenti.
Assaggerò la salsa blu, che dei tuoi occhi accompagna l'infinità del cielo, mentre mi coprirò con il lenzuolo bianco del tuo corpo. Senza dimenticare di nascondere il naso nel tronco del tuo odore. Senza dimenticare di morire nel fiato di un mostro chiamato tempo.

Buona settimana a tutti.

mercoledì 20 novembre 2013

Guerra

Posò il libro sulla scrivania pensando che quel legno, vecchio com'era, avrebbe  potuto benissimo appartenere a un albero morto nei dintorni di una città come K., durante una guerra che le era sconosciuta. Quell'idea la irritò.
Agota Kristof, questo il nome dell'autrice. Favola nera, questa la pruriginosa luce che le infastidiva gli occhi. Eppure, il fascino di una crudeltà senza indumenti, scorta nella quotidianità di quelle pagine, per quanto astratta, possedeva una sua forma di sensualità, così lontana e istintuale da non saperla definire.
Per questo non capiva cosa avrebbe potuto essere, per lei, una guerra.
Un frigo vuoto? Un giardino occupato? La sua macchina confiscata? Una bomba sganciata sull'edificio dove ogni mattina si genufletteva al cospetto di uno stipendio tenendo un caffè in mano? Il catarro del vecchio ingegnere del piano di sopra ricacciato in gola dal calcio di un fucile? Oppure un'orda di sconosciuti tra le gambe, gli stessi che Labbro Leporino  aveva accolto con tanto entusiasmo godendone fino a morire?
Non lo sapeva e non aveva così voglia di chiederselo.
Andò in cucina, prese una merendina senza glutine, tornò a sedersi sul divano, la aprì e, sbocconcellando appena un angolo - non è che avesse tutta 'sta fame - accese il tablet e ricominciò, come ogni sera, a navigare nel mare di notizie atroci e distanti che le metteva a disposizione il web.
Buon week end a tutti

martedì 16 aprile 2013

Astronavi

A Giulia cadde il segnalibro nell'attimo in cui suo padre si mise ad urlare. Nonostante fosse chiusa nella sua stanza, un brivido le suggerì che di là in sala qualcosa stava di nuovo succedendo. Non era il primo attacco, eppure quella minaccia le pareva ben più graffiante di un semplice artiglio di possibilità.
Doveva farsi coraggio. Uscire dalle pareti di libri della sua stanza e spingersi fino di là, per fare qualcosa.
Aprì la porta con circospezione e annusò il solito odore di minestra e legna bruciata. Intravide il vecchio divano di cuoio di fronte al camino e, ai lati, le due librerie. Poi, lo scrittoio davanti alla finestra e, sopra, una lampada da lettura accesa sulle pagine di un libro. Solo dietro, lo sfondo grigio della sfumatura di un crepuscolo che si appiccicata ai vetri come uno schermo piatto. Quando vide suo padre seduto al cospetto di quella piccola palafitta di legno, sotto cui le sue scarpe stringate, da attempato professore di Lettere, si parcheggiavano ormai da anni, le venne da sorridere. Guardò con affetto quelle possenti spalle famigliari, strette in un pullover infeltrito, e rimase a fissare incantanta con quanta delicatezza la mano di un uomo riusciva ad accarezzare un così fragile volto di cellulosa. Ma fu quando sussurrò: "Papà..." che la testa del padre si piegò appena, come se qualcosa dentro di lui fosse stato attirato da un insetto utile ma capace di pungere. E allora Giulia si mosse per attraversare il ponte del vecchio tappeto liso, quello che per primo aveva sentito il peso del suo corpo di bambina, tra le mani un libro illustrato, e quando suo padre si alzò di scatto, facendo cadere l'esile sedia del suo scrittoio, e si mise a urlare: "Agguanta il libro per le parole. Presto! Sta di nuovo arrivando un astronave Kindle che ci vuole attaccare!", invece di ubbidire a suo padre e scappare, si buttò con tutto il peso del cuore sul libro.

Buona giornata a tutti